Giorno 11 – 2.1.2016

Il bianco si fa strada lentamente rispetto ai programmi. Eppure lascia senza fiato quando ti perdi nelle pareti candide a pezzi. Quando la curva tra il soffitto e la parete risulta compatta. Quando i fogli di giornale, i teli in plastica passano da una stanza all’altra. Lo spazio cambia, sembra più ampio, gli oggetti, le mensole, risaltano come se uscissero da una macchina del tempo che le ha lucidate. La stanchezza coglie come capita ai bambini: nel mezzo dei giochi si addormentano di colpo. E quando ti svegli è tutto vero.  Il bianco che avanza, quella strana sensazione di trovarti in un luogo sconosciuto di cui non conosci le regole, né la lingua, né gli abitanti. Eppure gesticoli, ti muovi, ti perdi più di chiunque altro perché percorri vie di terra battuta, con l’erba alta. Nessuno passa, per evitare di sporcarsi. Effettivamente ci si sporca le scarpe, la tuta, gli occhiali, le mani, i capelli, le labbra, le unghie.

Che la pittura sia con noi.

FINESTRA-DI-CONFINE-GIORNO-11bis

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