tartufini vegani, classico con brio

Nei miei vagabondaggi danzanti ho incontrato alla palestra Tra Cielo e Terra Daniela Chiarello che teneva dei seminari di sbarra a terra nei periodi di vacanza estivi ed invernali. La sbarra a terra è una sorta di stretching specifica per la danza. Si concentra su dei muscoli che altre discipline magari considerano meno ma che per la danza sono fondamentali, come gli adduttori, le dita dei piedi e molto altro. Ho frequentato i suoi seminari per due estati e due inverni. Tanto ha fatto e tanto ha detto, Daniela, che è riuscita a convincermi ad iscrivermi a un corso di danza classica, che sinceramente esula dai miei preferiti…in generale.

Anche se ho dovuto ricredermi, il corso adulti base, il nostro, offre settimanalmente una ventata di regresso adolescenziale che coinvolge senza ritegno studentesse universitarie, super manager, fini statististici, interior designer, ingegneri informatici, responsabili eventi dai 20 ai 50 anni, in allegria. E la musica spesso non proprio classica ci accompagna perfettamente. Per esempio per gli jetées, dei calci organizzati per intenderci, balliamo sulla colonna sonora del telefilm Strega per amore. E poi ci sono gli esercizi, le diagonali e i perfidi infiniti saltini che ci toccano a fine lezione sotto lo sguardo stranito delle partecipanti al corso successivo: pon-pon girls.

E noi, praticamente in apnea, arranchiamo seguendo il nostro mantra in punta di piedi, in sestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta primaprimaprimaprima
sestasestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta secondasecondasecondaseconda
sestasestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta changementchangementchangementchangement
sestasestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta echappechiudoechappechiudo.

Tutto si infrange su questa sequenza di salti: la crisi che fa perdere il lavoro ad alcuni, fidanzati di lungo corso che vanno a vivere in paesi lontani, fidanzati appena arrivati che si dileguano ancora prima di fare un viaggio.
Bambini che crescono, madri che cercano di tenere tutto insieme, anche se gli scaldamuscoli non si asciugano in tempo per la lezione. Ma alla fine, ne usciamo, e se usciamo dai saltini, superiamo tutto. Finiamo col fiatione, sorridenti cercando di non scambiarci le scarpe da mezza punta o le fasce per i capelli, nello spogliatoio. Non sempre ci si riesce.

Senza accorgersene, di anno in anno si cresce, mentre il proprio limite si sposta un pò più in là…non tanto…solo un pò.

A Daniela dedico un classico un pò rivisto: i tartufini vegani che ho assaggiato per la prima volta alla Radicetonda e che qui ho cercato di riproporre.
Ma prima di buttarci nella ricetta vediamo insieme gli ingredienti attraverso Dieta e Salute con gli alimenti vegetali:

Cacao: da usare con moderazione.
Mandorla: appartiene alla famiglia delle rosacee, contiene molti lipidi di cui un’alta percentuale di grassi insaturi, proteine, vitamine del gruppo B, ferro, magnesio, calcio e fosforo, zinco, fluoro e iodio.

Tempo occorrente: 6 ore di infusione dello sciroppo, 30 minuti di preparazione.
per 24 tartufini

125 gr di mandorle sbucciate
75 gr di cacao nero puro
50 gr di sciroppo d’agave
50 gr di panna d’avena
2 stecche di cannela
1 pezzetto di zenzero
1 pizzico di sale

Scaldare lo sciroppo d’agave, una volta raggiunto il punt di ebollizione spegnere il fuoco e lasciare 6 ore coperto con il pezzetto di zenzero sbucciato e le 2 stecche di cannella.
Filtrare e unire la panna di avena. Ridurre le mandorlele in farina con un mixer. In una ciotola unire 50 gr di cacao, il sale e la farina di mandorle, unire il caramello d’agave e panna d’avena, mescolare e lasciare riposare in frigo 20
minuti. Con i palmi delle mani ottenere delle palline che poi passate nel cacao, mettere nei pirottini e servire.

Per la foto di Daniela si ringrazia Aleardo Trabattoni.
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English Version

In my dancing wanderings I met Daniela Chiarello in the gym club Between Heaven and Earth . Daniela teaches in seminars floor barre during the holidays summer and winter. The floor barre is a kind of specific stretching for dance. It focuses on the muscles that other disciplines might consider less but for the dance are critical, as adductors, toes and more. I attended his seminars for two summers and two winters. Has done so much and so she said, Daniela, who managed to convince me to enroll in a course of classical dance, which frankly is outside of my favorites … in general.

Although I had to change my mind, the adult basic course offers weekly a breath of adolescent regression that involves recklessly university students, super manager, expert in statistics, interior designers, engineers, event managers from 20 to 50 years, in joy . And not so classical music often accompanies us perfectly. For example, for the jetées, kicking organized, let’s say, we dance on the soundtrack of the TV show I Dream of Jeannie . And then there are the exercises, the diagonals and evil infinite little jumps that affect us at the end of lesson under the dazed gaze of the participants of the next course: pom-pom girls.

And we practically out of breath, stagger following our mantra on tiptoe, in sestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta primaprimaprimaprima
sestasestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta secondasecondasecondaseconda
sestasestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta changementchangementchangementchangement
sestasestasestasesta sestaprimasestaprima sestaquintasestaquinta echappechiudoechappechiudo.

Everything finds a cutting edge on this sequence of jumps: the crisis for which some of us are losing their jobs to, boyfreind for many years, who go to live in distant places, just met boyfriend ready to vanish even before you take a trip toghether, growing children, mothers who are trying to keep everything together, even if leg warmers do not dry in time for the lesson. But in the end, we get out, and if we survive to little jumps, we can overcome everything. We end up with heart bumping, smiling, trying not exchanging half-toe shoes or hair bands, in the locker room. Not always with success.

Without realizing it, every year we grow, while we move our limit a little farther … not so much … just a little bit.

To Daniela is dedicated a classic a bit revised: the vegan truffles, that I’ve tasted for the first time at Radicetonda and I have tried to reproduce.
But before you throw in the recipe we see the ingredients through Diet and Health with plant foods :

Cocoa : Use with moderation.
Almond: belongs to the rose family, contains many lipids in a high percentage of unsaturated fatty acids, protein, B vitamins, iron, magnesium, calcium and phosphorus, zinc, fluorine and iodine.

Time required: 6 hours of infusion syrup, 30 minutes of preparation.
for 24 truffles

125 g blanched almonds
75 gr of cocoa pure black
50 gr of agave syrup
50 gr of cream oatmeal
2 sticks of cinnamon
1 piece of ginger
A pinch of salt

Heat the agave syrup, once you reach the punt boiling turn off the heat and allow 6 hours covered with small piece of ginger peeled and 2 cinnamon sticks.
Strain and add the cream of oats. Reduce almonds in flour with a mixer. In a bowl combine 50 grams of cocoa and almond flour, a pinch of salt add the agave caramel and cream oatmeal, stir and let stand in the fridge 20 minutes. With your palms shape the truffle dough into balls then get passed in cocoa, put in cups and serve.

For Daniela’s photo Aleardo Trabattoni. is to be thanked.

5 commenti alla news “tartufini vegani, classico con brio

  • 21 dicembre 2012 at 18:59
    Permalink

    DICE CHE:

    la ricetta potrebbe avere il giusto brio con un cucchiaio di cognac BIO :)(esistono… esistono!).

    Buone feste di fine d’anno a tutti!

    Reply
  • 22 dicembre 2012 at 21:45
    Permalink

    Non ho resistito ad aspettare il giorno di Natale … me li sono pappati tutti!
    buonissimissimi!!!
    grazie, Irene!

    Reply
  • 30 dicembre 2012 at 16:55
    Permalink

    Ottimi i TARTUFINI VEGANI. Non li ho cucinati personalmente: un’anima generosa li ha cucinati per me e me li ha offerti. Li abbiam mangiati qualche giorno dopo averli ricevuti ed han conservato intatto il loro aspetto cacaoso. Il più goloso del gruppo (di otto) ha commentato “sono un po’ magri”, in coro gli abbiam risposto “è questo il bello”. Gustosi e leggeri e se proprio vogliamo fare gli antipatici e trovare un difetto possiamo solo dire che erano leggermente granulosi, forse le mandorle avrebbero dovuto essere triturate un pochino di più. Ma anche no. Grazie Irene!
    Al prossimo assaggio.
    Grazia

    Reply
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